Benvenuti da Filippo

Lo sconfinato archivio della memoria

Mi è capitato di recente di pensare ad esperienze passate. Cose successe diversi anni fa, episodi di cui non possiedo fotografie o altri souvenir. Cose che sono comunque successe, ed in qualche modo hanno cambiato la mia vita. Le davo per scontate, tranquillo, ma mi sono accorto subito che se provavo davvero a ricordare, c’era come un vuoto, un vuoto impenetrabile. Molto spesso quello che mi rimane è niente di più che una manciata di flash, e nemmeno degli episodi principali. E se ci penso bene, di alcuni flash sono sicuro al 100% che vadano associati a quell’esperienza; di altri invece non sono sicuro al 100%: o sono particolari così comuni che potrebbero in effetti venire anche da altre situazioni simili, oppure potrei anche essermeli inventati, come se il mio cervello, sollecitato dalla mia volontà forte di ricordare, mi proponesse “tutto quel che ha” che si può in qualche modo collegare all’argomento del ricordo. Questo può essere soggettivo, ad esempio è il modo in cui da sempre io rispondo alle domande, se non so la risposta provo a buttar lì la cosa che più le si avvicina per ragionarci sopra. Così mi è stato insegnato a scuola, ma ad altre latitudini ed in altro contesto (i.e. quello lavorativo, facevo un colloquio per la TomTom ad Amsterdam) mi è stato rinfacciato come una debolezza (“o lo sai, o non lo sai”).

Devo fare un esempio, altrimenti non si capisce nulla. Diciamo che l’episodio sia un viaggio che ho fatto per visitare una persona. Una cosa la ricordo chiaramente: più o meno cosa e dove abbiamo cenato. Bella, e rilevante. Ricordo dei fiori, una specie di orologio fiorito. Questo potrebbe essere, si potrebbe controllare visto che il nome della città la so. Un altro ricordo è mentre guidavo sul far della sera c’era un sacco di gente che faceva jogging lungo il lago, ma il lago era veramente quello? Ed è una scena molto comune, l’ho vista diverse volte, non posso essere sicuro che fosse proprio in quella gita.

Anche un’azione così banale come cercare di ricordare scatena tutta una serie di riflessioni molto interessanti su come il nostro cervello, ed in particolare la memoria, possa lavorare. In effetti noto una corrispondenza tra la mia espeienza e quel poco che ho letto e sentito sulle neuroscienze. Aggiungo un’osservazione: se si aggiunge un “suggerimento” (es trovo una fotografia del mio viaggio che misteriosamente ricompare) di sicuro mi torneranno alla mente una marea di ulteriori dettagli., associati a quella foto. Quindi credo che davvero la nostra mente sia piena zeppa di ricordi, molti più di quelli che riusciamo a ricordare. Solo che sono tutti classificati con una priorità, diciamo da 5 a 1. Quelli da 5 sono sempre a disposizione. Man mano che si scende di priorità, è più difficile recuperarli. Serve concentrazione, fino ad un certo punto, perchè non credo che il processo di assegnazione delle priorità sia razionale, ma invece governato per gran parte dall’inconscio. Sono le nostre passioni, paure, eccitazione o dolore, a dire alla memoria quanto importante è un ricordo. Forse è una semplice reazione chimica, emozioni forti (che non vuol dire cader dal quinto piano, tutto è soggettivissimo) scatenano un subbuglio che fa si che più sinapsi si leghino a quello slot di memoria. Le neuroscienze dicono che anche l’uso fortifica il ricordo, se ci torniamo spesso con la mente salirà di priorità, o rimarrà a priorità elevata. I “suggerimenti” pure servono per ripescare ricordi a priorità un po’ più bassa. E magari per recuperare quelli più “sfigati”, di bassissima priorità, c’è solo l’ipnosi (supponendo che esista davvero).

Credo che la memoria contenga molte più cose di quanto crediamo. Tuttavia è il processo del ricordo che è difficoltoso. Magari va solo allenato, anche suonare la chitarra o scrivere sono cose difficili, senza allenamento/educazione saremmo delle schiappe. Magari serve un’educazione al ricordo, chissà.

In ogni caso le esperienze sono talmente tante, troppe, che temo sia impossibile che da qualche parte nella mente ci siano tutte. Qualcuna, tristemente, dev’essere stata abbandonata, per fare spazio ad altre più recenti. Mi chiedo se sarà così anche per la gita del mio esempio. Quanto è andato perso? E cosa posso ancora riuscire a recuperare? C’è molto, molto da scoprire. Impossibile annoiarsi.

 

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