S. Maria Maggiore di Borgarello

Sorge nella campagna bassa borgomasinese, al confine con il territorio del comune di Vestignè. Ai suoi fianchi da un lato la collina morenica, dall’altro il Naviglio d’Ivrea.

La chiesa ha origini antichissime ed una storia travagliata, i cui albori possono tranquillamente essere fatti risalire al sesto secolo dopo Cristo, quando con l’orda longobarda giunsero e si stanziarono in questa zona delle popolazioni di stirpe bulgara. Proprio da essi deriva il toponimo di “Bulgarellum”, poi Borgarello, che identifica il luogo. Cristiani originariamente di fede Ariana, i Bulgari fondarono qui un luogo di culto dedicato alla Madonna e noto con il nome di Santa Maria dei Bulgari.
Quando verso l’anno mille il piccolo abitato confluì in quello principale (probabilmente per ragioni difensive) la chiesa sperduta in mezzo alla campagna andò rapidamente in rovina. Nella Donazione del 1170 non si fa parola di questa chiesa, la cui memoria però rimaneva viva nella memoria della gente, tanto da venir ricostruita, probabilmente proprio grazie all’insediamento dei frati di San Bernardo dopo il 1170. Nel 1368 chiesa e dote (i campi intorno) compaiono per la prima volta in un documento ufficiale.

La storia di questa piccola chiesa di origini così antiche, tuttavia, è una perenne lotta con l’incuria e l’abbandono dovute alla lontananza dal centro del paese e non ultimo a furti e saccheggi. Periodicamente le sue cattive condizioni venivano denunciate ed emendate da lavori di consolidamento e ristrutturazione. Nel Seicento appariva dotata di pavimentazione laterizia e di diversi dipinti, di cui il principale raffigurava la Deposizione del Cristo dalla Croce (ripreso poi nell’Ottocento da un affresco del Visetti).

A lungo contesa nelle dispute tra i priorati di SS Salvatore e San Martino, da secoli vige la tradizione che il Lunedì di Pasqua il parroco priore del SS Salvatore venga a celebrare la messa nella cappella campestre.

Primavera a Borgarello

Il presbiterio

La torre campanaria

La Deposizione (Visetti)

Sinistra. La chiesa negli anni ’30 del Novecento, dopo la ristrutturazione di Don Giacomo Ravigliono. Destra. La chiesa nel 2008.

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