L’Abbazia di San Benedetto

Rovine Romane

Appena fuori l’antica cerchia di mura, sulla strada che uscendo dalla porta di Val si diparte parallela a quella maestra per Cossano, si trova una regione chiamata “Prevostura”. Si tratta di un piccolo altipiano che se sulla destra è fiancheggiato dalla collina, sulla sinistra degrada verso la pianura in terrazzamenti a volte coltivati a vigneti o kiwi. Proprio in questa scarpata ci si può imbattere nelle rovine di un edificio antichissimo, ormai visibili solo ad un occhio attento in quanto rase al suolo dalla mano dell’uomo e ricoperte da una fitta vegetazione.
I materiali di risulta sono di chiara origine romana: embrici, mattoni, frammenti di lapide. Nello stesso luogo furono ritrovati anche resti umani, anche se non ne conosciamo la datazione.
Si tratta quindi di un edificio di origine romana, di funzione incerta. In assenza di analisi archeologiche sull’argomento, azzardiamo l’ipotesi che si trattasse di un sito di raccolta delle acque, o addirittura di un piccolo stabilimento termale.

I Benedettini ed i monaci di S. Bernardo

Ciò che è storicamente accertato, invece, è che nell’alto medioevo l’edificio fu trasformato in abbazia. Intorno all’anno Mille i monaci benedettini fondano in Canavese due importanti abbazie, quella di Fruttuaria di San Benigno (1003) e quella si Santo Stefano di Ivrea (1040).
Forse l’abbazia sorse proprio in quel periodo, ad opera dei monaci benedettini. La tradizione la vuole dedicata, infatti, proprio a San Benedetto.
Sappiamo che nel 1170 la cappella di San Salvatore fu donata dai Conti del Canavese ai monaci di San Bernardo dell’Ospizio di Monte Giove (l’antico nome del monte Gran San Bernardo). Gli stessi monaci ricevettero nel 1262 la Prevostura di S. Martino della Gattesca presso Vercelli, da cui secondo altri documenti (di epoca molto posteriore) proverrebbero i monaci stanziatisi poi definitivamente nella nostra abbazia. A partire almeno dal XIII secolo in Borgomasino è provata la residenza in pianta stabile dei monaci di San Bernardo da Mentone, sia nella Parrocchiale del SS Salvatore che in regione Prevostura.

La Distruzione

Il XIV secolo fu teatro di una rovinosa disputa per l’egemonia tra le famiglie Valperga e San Martino. Nel 1339 i Valperga, aiutati da 300 soldati di cavalleria tedesca militanti in Lombardia sotto Ludovico Visconti, fecero scorrerie in tutto il Canavese, incendiando Vische e Mazzè. Il castello di Montalenghe fu occupato, quello di Speratone (Candia) distrutto. I San Martino, spalleggiati invece da Ludovico Gonzaga di Mantova, contrattaccarono partendo dall’Alto Canavese (furono saccheggiate Rivarolo, Valperga e Pont Canavese) per spingersi poi verso Est, oltre la Dora. La Cella di S. Maria Maggiore di Vestignè fu saccheggiata.
Il 13 giugno 1340 fu la volta di Borgomasino. Gli abitanti tennero la difesa, ma l’abbazia di San Benedetto, fuori le mura, venne saccheggiata e rasa al suolo in un grande rogo. I monaci, vista la sorte toccata al vicino paese di Vestignè, si erano rifugiati già da qualche giorno al riparo delle mura cittadine.

L’eredità dell’Abbazia

L’abbazia era stata completamente distrutta. La violenza di quei giorni consigliò ai monaci di ricominciare la loro opera costruendo una nuova, piccola chiesa questa volta all’interno delle mura. Si tratta della scomparsa chiesa della Cella, dedicata qualche tempo dopo a San Francesco.
I monaci di San Bernardo lasceranno Borgomasino nel 1500 e la nuova chiesa passerà ai Canonici Lateranensi di S. Sebastiano di Biella prima, agli Agostiniani poi, ed infine nell’epoca napoleonica ai privati (la chiesa, già da lungo tempo abbandonata, venne demolita ai primi dell’Ottocento).


Sito dell’abbazia, visto dal Naviglio Un muro, ricoperto dall’edera e dai rovi Una delle tre aperture nel muro. Probabilmente lo sbocco di una conduttura dell’acqua, non se ne intravede la fine


Spalle all’unico muro rimasto, guardando verso la pianura. Da qui nel 1339 arrivò la distruzione…

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