{"id":479,"date":"2015-04-04T08:14:35","date_gmt":"2015-04-04T06:14:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/?p=479"},"modified":"2020-10-15T08:16:57","modified_gmt":"2020-10-15T06:16:57","slug":"john-von-neumann","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/john-von-neumann\/","title":{"rendered":"John Von Neumann"},"content":{"rendered":"<div class=\"fcbkbttn_buttons_block\" id=\"fcbkbttn_left\"><div class=\"fcbkbttn_like fcbkbttn_large_button\"><fb:like href=\"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/john-von-neumann\/\" action=\"like\" colorscheme=\"light\" layout=\"button\"  size=\"large\"><\/fb:like><\/div><div class=\"fb-share-button fcbkbttn_large_button \" data-href=\"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/john-von-neumann\/\" data-type=\"button_count\" data-size=\"large\"><\/div><\/div>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Von Neumann \u00e8 un nome che ricordo, da buon informatico, come associato, tanto per cambiare, ad una John Von Neumannmacchina. Un\u2019altra, dopo quella di Turing? Beh, pi\u00f9 propriamente si tratta di un\u2019architettura degli elaboratori, roba dei primordi dell\u2019informatica, quando si costruivano i primi computer e non si sapeva bene come fare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Architettura di Von Neumann<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si dice architettura di Von Neumann quella di un elaboratore in cui programma e dati su cui opera sono contenuti nella stessa memoria (RAM, cio\u00e8 \u201c<em>Random Access Memory<\/em>\u201d, perch\u00e9 quando ci serve possiamo leggerne una locazione qualsiasi, non \u00e8 un nastro come quella della macchina di Turing). La CPU (\u201c<em>Central Processing Unit<\/em>\u201d) esegue il codice presente in memoria a partire da una certa locazione; questo codice pu\u00f2 anche comportare il caricamento di dati, che viene fatto spostando un valore dalla memoria ai suoi registri interni, sui quali la sua ALU (\u201c<em>Arithmetical-Logical Unit<\/em>\u201d, la parte della CPU che esegue i calcoli) pu\u00f2 operare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta che un valore \u00e8 in un registro, quindi, un\u2019istruzione successiva lo pu\u00f2 manipolare. Esempio: un programma che calcola la somma di due numeri, cosa che pu\u00f2 sembrare banale per un computer, ha in realt\u00e0 bisogno di quattro istruzioni:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Carico il valore del primo operando dalla cella di memoria M0 al registro R0 della CPU.<\/li><li>Carico il valore del secondo operando dalla cella di memoria M1 registro R1 della CPU.<\/li><li>Eseguo la somma del valore in R0 e R1 mettendo il risultato nel registro AC, sempre nella CPU.<\/li><li>Copio il valore del registro AC nella cella di memoria M2, che quindi conterr\u00e0 il risultato della somma di M0 e M1.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sembra complicato? Se dovessi fare una moltiplicazione lo sarebbe molto di pi\u00f9, visto che le ALU, almeno quelle del corso di Architetture degli Elaboratori all\u2019Universit\u00e0, non erano in grado di eseguire moltiplicazioni n\u00e9 divisioni quindi bisognava aggiustarsi con cicli di somme e sottrazioni. Eh s\u00ec, i computer sotto sotto sono proprio stupidi, il loro punto di forza \u00e8 che queste operazioni elementari le possono eseguire ad una frequenza che gi\u00e0 negli anni \u201950 era dell\u2019ordine di milioni di volte (MHz) al secondo. In quanto alla semplicit\u00e0 del meccanismo, Turing aveva gi\u00e0 dimostrato che bastava anche meno per poter calcolare \u201c<em>qualsiasi cosa sia calcolabile<\/em>\u201d. \u00c8 chiaro che potenziando il set di istruzioni si possono scrivere programmi pi\u00f9 brevi e pi\u00f9 semplici da leggere, ma \u00e8 da vedere se convenga. Hardware pi\u00f9 complesso pu\u00f2 essere difficile da progettare e produrre, e&nbsp; potrebbe anche dover funzionare a velocit\u00e0 inferiori. Insomma, bisogna trovare un bel compromesso, come succede quasi sempre nella vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019architettura di Von Neumann si contrapponeva, negli anni in cui fu pensata \u2013 e cio\u00e8 alla fine degli anni \u201840 del secolo scorso \u2013 a quella che era venuta in mente ai cervelloni di Harvard, che invece vedeva dati e istruzioni in memorie separate (quindi la CPU accede a memoria codice e memoria dati con due <em>bus<\/em> separati e paralleli, e pu\u00f2 contemporaneamente leggere un\u2019istruzione e leggere\/scrivere un dato: il programma della somma qui avrebbe bisogno solo di 3 istruzioni).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In realt\u00e0 il mondo \u00e8 molto pi\u00f9 complesso della teoria, e nei moderni computer queste due architetture convivono a diversi livelli di astrazione, ad esempio una CPU con memoria<em> cache<\/em> (piccole memorie velocissime, mentre la RAM \u00e8 piuttosto lenta) pu\u00f2 comportarsi \u201c<em>internamente<\/em>\u201d secondo l\u2019architettura Harvard (due cache separate per dati e codice) ed \u201c<em>esternamente<\/em>\u201c, cio\u00e8 per quanto riguarda l\u2019accesso alla memoria RAM, secondo quella di Von Neumann.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In ogni caso, lo schema proposto da Von Neumann all\u2019epoca vinse con cappotto su quello di Harvard, ebbe una diffusione pressoch\u00e9 totale, e segn\u00f2 sicuramente la storia dell\u2019informatica in modo marcato ed indelebile.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Una grandissima \u201ctesta d\u2019uovo\u201d<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Detto questo, chi era questo signor Von Neumann? Evidentemente se di lui so solo quel che ho detto prima, \u00e8 perch\u00e9 sono nato troppo tardi. Infatti \u00e8 stato un grande scienziato, ed ai suoi tempi, una vera celebrit\u00e0. Nato ungherese (Neumann Janos Lajos, classe 1903) e naturalizzato americano a seguito della Seconda Guerra Mondiale, fu matematico, fisico e matematico applicato (oggi magari diremmo \u201c<em>informatico<\/em>\u201d), con al suo attivo 150 pubblicazioni accademiche di grande importanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu un bambino prodigio, su cui gli aneddoti si sprecano: a sei anni conversava con il padre in greco antico, a otto conosceva l\u2019analisi, a dieci aveva finito di leggere una corposa enciclopedia storica. Leggeva in effetti molto, e con straordinaria rapidit\u00e0, tanto che in bagno si portava sempre due libri, temendo di finire il primo prima di aver finito di fare la cacca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua memoria era leggendaria, cos\u00ec come la sua capacit\u00e0 a far di conto: sempre a soli sei anni, era in grado di stupire amici di famiglia e parenti ripetendo a memoria nomi e numeri degli elenchi telefonici (ma non sarebbe stato meglio farlo esercitare con delle poesie?) ed eseguendo a mente divisioni tra numeri di 8 cifre. Riuscir\u00e0, da grande, su questo suo cavallo di battaglia, perfino a battere in rapidit\u00e0 i primi computer.<br>Il padre assecondava le sue doti matematiche (a 18 anni fu eletto miglior matematico d\u2019Ungheria) ma impose che all\u2019universit\u00e0 egli si applicasse su qualcosa di pi\u00f9\u2026 concreto. Scelse chimica, al Politecnico di Zurigo, ma si iscrisse in contemporanea a matematica a Budapest. Frequentare le lezioni poteva risultare un po\u2019 problematico, ma forse visto il tipo non era troppo necessario: all\u2019et\u00e0 di 22 anni ottenne senza problemi la laurea in entrambe le facolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si trafer\u00ec a G\u00f6ttingen, per occuparsi dei fondamenti della matematica e di meccanica quantistica, forse affascinato dalle lezioni di Einstein che aveva potuto seguire a Berlino nel tempo libero. Qui dimostr\u00f2 tra l\u2019altro l\u2019impossibilit\u00e0 di dimostrare la coerenza dell\u2019aritmetica e pubblic\u00f2 articoli che avrebbero dato inizio alla teoria dei giochi, come quello che contiene il celebre algoritmo Minimax (1), che oggi si studia ad ogni corso di intelligenza artificiale (\u00e8 quello che permette di scrivere un programma per far giocare una macchina ad un gioco da tavolo sicuramente meglio di me).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alla fine degli anni \u201820 il suo nome era gi\u00e0 molto famoso, e nel 1930 fu invitato a Princeton ad insegnare. Come professore non doveva proprio essere un idolo degli studenti: si dice che scrivesse calcoli complessi usando piccole porzioni di lavagna che poi rapidamente cancellava, col risultato che nessuno riusciva mai a copiare. Suoi colleghi a Princeton furono, tra gli altri, Einstein, Morse e Weyl. Da l\u00ec a poco Hitler prese il potere in Germania, e John pens\u00f2 che non sarebbe stata una cattiva idea rimanere l\u00ec negli USA.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1937 fu naturalizzato cittadino americano e gli fu proposto di collaborare con l\u2019esercito; da l\u00ec in poi fu un\u2019escalation di responsabilit\u00e0 politico-militari che lo portarono ad avere un ruolo di primo piano nello sviluppo dell\u2019arma atomica e a diventare uno dei consiglieri scientifici pi\u00f9 influenti sui governi del primo Dopoguerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1944 pubblic\u00f2, insieme a Oskar Morgenstern, \u201c<em>Theory of Games and Economic Behavior<\/em>\u201d, testo famosissimo in cui i due autori lanciavano la \u201cTeoria dei Giochi\u201d, ossia il tentativo di descrivere matematicamente il comportamento umano in quei casi in cui l\u2019interazione fra uomini comporta la vincita, o lo spartirsi, di qualche tipo di risorsa. Le applicazioni in campo economico dei modelli proposti furono subito evidenti, e contribuirono ad introdurre un sacco di matematica in pi\u00f9 nello studio dell\u2019economia, sicuramente con gran gaudio per i suoi studenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nello stesso anno Von Neumann incontr\u00f2 per la prima volta i calcolatori, prima l\u2019Harvard Mark I (2) e poi l\u2019ENIAC (3), un primordiale computer sviluppato per conto dell\u2019esercito per effettuare calcoli balistici. Non era programmabile (si selezionava tra i possibili l\u2019algoritmo da utilizzare tramite una plancia su cui venivano collegati o scollegati dei cavi elettrici) ed aveva una memoria di soli 20 numeri di 10 cifre. Macchinoso e poco affidabile, era poco pi\u00f9 utile di una grossa calcolatrice. John lo utilizz\u00f2 per la prima previsione metereologica al computer della storia: 24 ore per processare i dati, e 250.000 operazioni in virgola mobile dopo, le previsioni per il giorno seguente erano pronte: non molto utile (\u201cChe tempo far\u00e0 domani a mezzogiorno?\u201d \u201cTe lo dico domani a mezzogiorno!\u201d \u201cGrazie, ma forse mi baster\u00e0 mettere il naso all\u2019ins\u00f9\u201d) ma in fondo era solamente una <em>proof of concept<\/em>. Da quel punto in poi era solo questione di potenziare la macchina. Da notare, a proposito della meteorologia, che essa era un pallino del nostro matematico: era profondamente interessato ai sistemi climatici ed ai loro meccanismi evolutivi, sognandone la manipolazione, arrivando a proporre di colorare le calotte polari per far loro assorbire pi\u00f9 calore e quindi portare ad un riscaldamento globale del pianeta. Forse non una delle sue idee pi\u00f9 brillanti, ma comunque ora sappiamo che in quegli anni ad una cosa del genere l\u2019umanit\u00e0 stava gi\u00e0 lavorando, anche senza rendersene conto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">John pensava che sui computer si potesse fare molto meglio; l\u2019occasione venne nel 1945 quando fu coinvolto come consulente nello sviluppo del successore dell\u2019ENIAC, l\u2019EDVAC (\u201cElectronic Discrete Variable Automatic Computer\u201d). Per realizzare un computer programmabile, bisognava sviluppare il concetto della macchina di Turing e Von Neumann fece esattamente questo, proponendo per la nuova macchina l\u2019architettura di cui abbiamo gi\u00e0 parlato. L\u2019EDVAC richiese sei anni di lavoro e venne a costare giusto un pelino in pi\u00f9 di quanto era stato messo a budget: il quintuplo. Per\u00f2 era un computer di tutto rispetto, con una memoria di circa 5.5 KB, in grado di eseguire un\u2019addizione in 864 microsecondi ed una moltiplicazione in 2900, occupava una superficie di 45,5 mq e richiedeva una potenza di 56 KW, nonch\u00e9 un personale di 30 persone che si occupasse di lui. Al termine del suo periodo operativo, durato una decina d\u2019anni, era in grado di funzionare ininterrottamente senza problemi per circa 8 ore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tecnologia di questi primi computer, composti da valvole termoioniche e diodi (l\u2019EDVAC ne contava rispettivamente circa 6000 e 12,000), poneva infatti notevoli problemi di affidabilit\u00e0. Le valvole generavano un calore notevole che le faceva bruciare spesso (l\u2019ENIAC era fatto di 18,000 valvole, ma in tutta la sua vita ne richiese la sostituzione di oltre 19,000), tanto che per evitare lo stress termico in fase di accensione e spegnimento si tendeva a tenere queste macchine sempre accese. Le cause di errore potevano essere diverse e molteplici, come quando il 9 settembre 1947 il tenente della Marina Americana Grace Hopper ed il suo team scoprirono che il malfunzionamento nel calcolatore Mark II era dovuto ad una falena, rimasta incastrata tra i circuiti. L\u2019insetto venne rimosso ed incollato sul registro d\u2019uso (una specie di <em>screenshot<\/em> <em>ante litteram<\/em>!) dove Grace annot\u00f2: \u201c<em>15:45. <\/em><em>Relay #70 Panel F (moth) in relay. First actual case of bug being found<\/em>\u201d. A questo aneddoto viene fatta risalire l\u2019etimologia del termine \u201cbug\u201d come errore informatico, anche se in realt\u00e0 sembra che questa parola facesse gi\u00e0 parte del gergo dei tecnici da qualche decennio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I contributi in campo informatico di John Von Neumann furono innumerevoli. A lui si deve, ad esempio, la creazione del concetto di automa cellulare, nel corso dei suoi studi matematici sull\u2019auto-replicazione, questo ben prima che avesse a disposizione un computer. Nel 1949 propose la struttura di un programma per computer auto-replicante, considerato il primo <em>virus informatico<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sognava macchine auto-replicanti da sparare sulla Luna o sugli asteroidi per estrarne i minerali. Proprio la loro crescita esponenziale, da foraggiare con le risorse estratte, avrebbe costituito il modo pi\u00f9 rapido ed efficiente di creare un\u2019attivit\u00e0 mineraria spaziale su larga scala.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">Un genio del male?<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A causa della sua esperienza, tra le altre cose, nella modellazione matematica delle esplosioni, venne coinvolto nel Progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica. Il suo principale contributo fu l\u2019ideazione della cosiddetta \u201clente esplosiva\u201d, un meccanismo di cariche che avrebbe permesso di comprimere il plutonio-239 ad una pressione tale da scatenarne la fissione. Infatti gli Stati Uniti non avevano abbastanza uranio-235, pi\u00f9 semplice da innescare, che per costruire una sola bomba atomica da impiegare in guerra. L\u2019alternativa era usare il plutonio, e per questo bisognava impiegare il meccanismo messo a punto da Von Neumann.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Egli era peraltro un convinto fautore della guerra e dell\u2019impiego dell\u2019arma atomica; provava un odio profondo verso i nazisti, i giapponesi e successivamente verso i sovietici. Fece parte, insieme ad altri quattro scienziati e diversi militari, del comitato incaricato di scegliere le citt\u00e0 bersaglio degli ordigni nucleari sul suolo giapponese. E\u2019 terribile pensare come egli applic\u00f2 tranquillamente le sua abilit\u00e0 matematiche nel calcolo di come massimizzare il raggio e la violenza dell\u2019esplosione per distruggere ed uccidere quanto pi\u00f9 possibile. La sua prima scelta fu Kyoto, risparmiata in precedenza dai bombardamenti per la sua importanza storico-culturale, bersaglio che per\u00f2 fu scartato dal Segretario di Guerra in persona. La sorte sarebbe toccata ad Hiroshima e poi a Kokura, che per\u00f2 fu sostituita all\u2019ultimo da Nagasaki a causa di pi\u00f9 favorevoli condizioni meteo. Come detto questa seconda bomba (al plutonio, <em>Fat Boy<\/em>) fu realizzata proprio grazie al contributo fondamentale di Von Neumann.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo fervore verso lo sviluppo del nucleare bellico non si ferm\u00f2 con la fine della guerra. Egli sosteneva fortemente la realizzazione di armi sempre pi\u00f9 potenti da montare su missili balistici intercontinentali, per primeggiare sui sovietici (che anzi caldeggiava di distruggere con un attacco preventivo). Segu\u00ec personalmente lo sviluppo dell\u2019arma totale, la bomba all\u2019idrogeno detonata nelle Isole Marshall nel 1952, test a cui prese parte personalmente come gi\u00e0 a quelli della bomba a fissione a Los Alamos.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Insomma, una mente brillante ed eccellente al servizio della guerra e della sopraffazione, un desiderio morboso di sperimentare a costo di distruggere\u2026 E perfino di auto-distruggersi. Una strada scivolosa che conduce nell\u2019oscurit\u00e0, dove attendono sulla soglia le lugubri figure degli illustri e terribili scienziati al servizio del Terzo Reich.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse saranno proprio le alte dosi di radiazioni a cui \u00e8 stato esposto a condannarlo a morte. Nel 1955 gli fu diagnosticato un cancro osteo-pancreatico, che lo avrebbe ucciso in diciotto mesi. Non smise mai di lavorare alle sue ricerche, lasciando incompleto sul letto d\u2019ospedale un manoscritto poi pubblicato con il titolo \u201cIl computer ed il cervello\u201d. Visse i suoi ultimi giorni in un ospedale militare a Washington (DC), piantonato a vista per evitare che gli scappasse di rivelare sotto sedazione qualche segreto militare. Dopo una vita da sostanziale agnostico, una paura matta della morte lo spinse alla conversione alla chiesa cattolica (in passato aveva avuto occasione di dire che considerava l\u2019esistenza di Dio \u201cprobabile\u201d in quanto molte cose sarebbero ben pi\u00f9 facili da spiegare se ci fosse che se non ci fosse).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">In conclusione\u2026<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Che tipo eccezionale questo Von Neumann. Quando si dice \u201c<em>scienziato testa d\u2019uovo<\/em>\u201d\u2026 Beh, era lui, senza dubbio. Bambino prodigio prima, geniaccio senza freni poi, di un\u2019abilit\u00e0 matematica impressionante, mente brillante tanto da far dire a qualcuno che era sicuramente di una specie aliena, mimetizzato come umano per vivere tra noi. Aveva un vivido interesse per la storia antica, quella bizantina in particolare, riteneva che Stati Uniti ed Europa fossero come Roma e Grecia, i greci acculturati ma inconcludenti, ed i romani pratici dominatori del mondo. Vestiva sempre in modo impeccabile, con grande eleganza anche nei contesti pi\u00f9 improbabili (tipo nel deserto). A Princeton viveva in una grande casa dove organizzava frequentemente splendidi party; gran mangiatore e bevitore, come ebbe a dire sua moglie Klara, sapeva contare tutto tranne le calorie; pessimo guidatore, gli piaceva per\u00f2 guidare, anche magari sbirciando nel mentre qualche libro, cosa che fu causa di non pochi incidenti. Raccontava barzellette sconce, ed era risaputa la sua predilezione per le gambe delle giovani impiegate, tant\u2019\u00e8 che a Los Alamos dovettero imporre divise pi\u00f9 castigate per evitare distrazioni. Lavorava benissimo in ambienti rumorosi e caotici, ad esempio preferiva il salotto con la televisione ad uno studio silenzioso e ai tempi dell\u2019insegnamento attaccava spesso marce tedesche a tutto volume sul suo grammofono, cosa che faceva andare su tutte le furie i suoi colleghi (Einstein per primo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cDue ciclisti che distano 20 miglia l\u2019uno dall\u2019altro si vanno incontro ad una velocit\u00e0 costante di 10 miglia all\u2019ora. Una mosca che vola alla velocit\u00e0 di 15 miglia l\u2019ora parte dalla ruota di uno dei due e vola verso la ruota dell\u2019altro e quando la raggiunge torna indietro fino alla ruota della prima bici e poi di nuovo indietro verso la seconda e cos\u00ec via, finch\u00e9 le due ruote incontrandosi non la schiacciano. Che distanza percorre in totale la mosca?\u201d<\/em> Per risolvere questo indovinello c\u2019\u00e8 un modo complicato ed un modo molto semplice: quello complicato consiste nel calcolare la distanza percorsa dalla mosca nel primo viaggio, poi quella nel secondo, poi quella nel terzo e cos\u00ec via, il che corrisponde ad una serie infinita la cui somma tende ad un valore finito, cio\u00e8 la distanza percorsa in totale. Il modo semplice consiste banalmente nell\u2019osservare che se i due ciclisti vanno a 10 miglia l\u2019ora e distano inizialmente 20 miglia, si incontreranno dopo un\u2019ora. La mosca voler\u00e0 quindi per un\u2019ora intera, e visto che viaggia a 15 miglia all\u2019ora, in tutto percorrer\u00e0\u2026 15 miglia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando questa domanda venne fatta a Von Neumann, egli rispose in un istante. \u201cAh, conoscevi gi\u00e0 il trucco\u2026\u201d gli dissero. \u201cChe trucco?\u201d \u2013 rispose lui \u2013 \u201cNon ho fatto altro che calcolare la somma della serie geometrica\u201d. Ma secondo me li stava prendendo in giro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">NOTE<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(1) L\u2019algoritmo minimax \u00e8 un metodo per prendere decisioni originariamente sviluppato per giochi a somma zero (in cui il guadagno o la perdita di un partecipante \u00e8 bilanciato da una perdita o un guadagno di un altro partecipante) con due giocatori, sia nel caso di mosse alternative (turni) che di mosse simultanee. In pratica si tratta di sviluppare tutto l\u2019albero delle mosse possibili a partire dalla situazione corrente, e per ognuna di esse le possibili contromosse dell\u2019avversario, e poi ancora le nostre possibili contromosse, e cos\u00ec via, fino ad una certa profondit\u00e0 (ad esempio, due o tre turni, anche se Deep Blue, famoso computer giocatore di scacchi, ne gestiva 12). Dando un \u201cpeso\u201d ad ogni situazione raggiunta (cio\u00e8 potendo definire numericamente quanto essa sia favorevole o sfavorevole per noi o per l\u2019avversario) \u00e8 possibile scegliere in questo albero di possibilit\u00e0 il percorso a noi pi\u00f9 favorevole, supponendo che l\u2019avversario cerchi di fare lo stesso (cio\u00e8 scegliere sempre la mossa a lui pi\u00f9 favorevole). La complessit\u00e0 di questo algoritmo \u00e8 pari al fattore di diramazione (numero medio di mosse possibili in un certo stato) elevato alla profondit\u00e0 di ricerca (NP-completo).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(2) L\u2019Harvard Mark I fu uno dei primi computer digitali della storia. Progettato da Howard H. Aiken del dipartimento di fisica di Harvard fu realizzato in collaborazione con la IBM. La sua costruzione richiese quattro anni (1939-1943) e 250,000 dollari. Lungo 16 metri, alto 2,4 e profondo mezzo metro, pesava circa 4 tonnellate e mezzo. Un albero rotore interno di 15 metri, fatto girare da un motore elettrico di 4KW, serviva per sincronizzare meccanicamente le varie unit\u00e0 calcolatrici. Poteva memorizzare 72 numeri di 23 cifre decimali ciascuno, eseguire tre addizioni o sottrazioni al secondo, una moltiplicazione in 6 secondi, una divisione in 15,3 secondi ed un logaritmo oppure una funzione trigonometrica in pi\u00f9 di un minuto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leggeva le sue istruzioni su delle schede perforate e, eseguita l\u2019istruzione corrente, passava alla successiva. Il ciclo veniva compiuto unendo con lo scotch le due estremit\u00e0 del nastro contenente il programma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inizialmente fu di uso esclusivo della Marina degli Stati Uniti, ma nel 1944 fu poi donato all\u2019Universit\u00e0 di Harvard, dove rimase in funzione fino al 1959.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">(3) ENIAC. Commissionato intorno al 1943 dall\u2019esercito USA, che puntava a realizzare una macchina per calcolare velocemente le traiettorie di lancio dei proiettili di artiglieria, fu completato nel 1946 con una spesa otto volte pi\u00f9 alta del previsto (quasi 500.000 dollari). Era un mostro che occupava 200 metri quadrati per un peso di 30 tonnellate, composto da 1,500 rel\u00e8 e 18,000 valvole termoioniche che divoravano elettricit\u00e0 (200 kW, la sua prima accensione caus\u00f2 un black out in citt\u00e0) e soprattutto scaldavano, portando la temperatura della sua stanza a 50 gradi. Ci\u00f2 creava seri problemi di affidabilit\u00e0 perch\u00e9 il grande calore generato faceva bruciare le valvole con una frequenza di una ogni 2 minuti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019ENIAC, pur essendo digitale, utilizzava il sistema numerico decimale. La sua memoria poteva contenere solo 20 numeri di 10 cifre, era di tipo <em>flip-flop<\/em>, l\u2019input era consentito da schede di carta perforate. Era in grado di riconoscere il segno di un numero, confrontare numeri, e di eseguire le operazioni di addizione, sottrazione, moltiplicazione, divisione e radice quadrata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Von Neumann \u00e8 un nome che ricordo, da buon informatico, come associato, tanto per cambiare, ad una John Von Neumannmacchina. Un\u2019altra, dopo quella di Turing? Beh, pi\u00f9 propriamente si tratta di un\u2019architettura degli elaboratori, roba dei primordi dell\u2019informatica, quando si costruivano i primi computer e non si sapeva bene come fare. 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