{"id":427,"date":"2018-04-23T22:23:31","date_gmt":"2018-04-23T20:23:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/?p=427"},"modified":"2020-10-14T22:33:34","modified_gmt":"2020-10-14T20:33:34","slug":"appunti-di-vino-vinitaly-2018-parte-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/appunti-di-vino-vinitaly-2018-parte-prima\/","title":{"rendered":"Appunti di Vino \u2013 Vinitaly 2018 [Parte Prima]"},"content":{"rendered":"<div class=\"fcbkbttn_buttons_block\" id=\"fcbkbttn_left\"><div class=\"fcbkbttn_like fcbkbttn_large_button\"><fb:like href=\"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/appunti-di-vino-vinitaly-2018-parte-prima\/\" action=\"like\" colorscheme=\"light\" layout=\"button\"  size=\"large\"><\/fb:like><\/div><div class=\"fb-share-button fcbkbttn_large_button \" data-href=\"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/appunti-di-vino-vinitaly-2018-parte-prima\/\" data-type=\"button_count\" data-size=\"large\"><\/div><\/div>\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questo articolo voglio raccontare la mia prima (e, credo, ultima) esperienza al Vinitaly, edizione 2018. Questa fiera \u00e8 di gran lunga la pi\u00f9 importante e la pi\u00f9 grande d\u2019Italia che abbia come argomento il vino. Le mie aspettative, facendo il paragone con la presentazione della guida Vitae 2017 a cui avevo partecipato l\u2019anno passato, erano quelle di una bolgia allucinante, con sterminate possibilit\u00e0 di percorsi e di scoperte, ed il concreto rischio di perdersi per strada. Avevo bisogno di un piano d\u2019azione (si parte sempre cos\u00ec), e dopo essermi stilato un elenco di vini interessanti e particolari per ogni regione (tutta roba strana: dalla Verdea di San Colombano al Lambro al Moscato Fior d\u2019arancio, dalla Villagemma di Masciarelli alla Chimbalza di Dettori, e cos\u00ec via) strada facendo ho stabilito di visitare solo due padiglioni, anzi tre: Campania, Friuli Venezia Giulia (con magari una puntatina in Alto Adige, visto che erano insieme), e \u201cresto del mondo\u201d, sezione per la verit\u00e0 piuttosto scarna.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta varcati i cancelli della Fiera di Verona, ed entrato timidamente in uno dei padiglioni, la mia prima impressione \u00e8 quella della\u2026 sterminatezza. Tantissimi stand, per lo pi\u00f9 produttori, ma anche distributori ed altro, ed io col mio elenco di vini scritti a mano sul quadernetto\u2026 Adesso dove vado? Per fortuna il giorno scelto per la visita, il mercoled\u00ec, l\u2019ultimo giorno di fiera, era pi\u00f9 che tranquillo ed avevo tutti gli espositori a mia completa disposizione, l\u2019atmosfera era tranquilla e sembrava che non avrei mai fatto coda per un assaggio \u2013 davvero una cosa eccezionale. Allora dai, cominciamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sto per dirigermi in Campania quando mi ricordo del Kius, spumante metodo classico fatto col Bellone, vitigno autoctono laziale. Ho letto che il produttore, Marco Carpineti, \u00e8 in fiera. Ed allora, il primo assaggio \u00e8 per lui. Allo stand di <strong>Marco Carpineti<\/strong> assaggio dunque questo <strong><em>Kius<\/em><\/strong>, un ottimo spumante, di cui mi colpisce l\u2019intensit\u00e0 gusto-olfattiva e la mineralit\u00e0, merito dei terreni tufacei su cui cresce l\u2019uva. E\u2019 vinificato sia in bianco (brut) che in rosso (extra brut), davvero lo consiglio per un aperitivo alla grande, ma si sposa benissimo anche con molti primi piatti. Ma il Bellone viene anche vinificato in anfora, il vino \u00e8 <strong><em>Nzu<\/em><\/strong>, \u201cinsieme\u201d, un ottimo bianco di cui mi colpiscono ancora intensit\u00e0, sapidit\u00e0 ed uno splendido colore. Sempre rimanendo sui bianchi provo anche il <strong><em>Moro<\/em><\/strong>, assemblaggio di greco bianco e greco giallo (splendido aroma) e, per finire, l\u2019eccezionale <strong><em>Ludum<\/em><\/strong>, passito ottenuto dall\u2019appassimento naturale dei grappoli in vigna: vino dal calore e dal bouquet aromatico eccezionale, in cui predominano le note di miele d\u2019acacia e di tiglio, e che all\u2019assaggio non tradisce, ma anzi amplifica, le sensazioni percepite al naso. L\u2019inizio non poteva essere dei migliori, ma ora \u00e8 tempo davvero di scendere in Campania.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di questa regione mi affascinano, dal punto di vista enologico, i tanti vitigni autoctoni, le cui origini si perdono spesso nell\u2019antichit\u00e0, ed i terreni vulcanici che conferiscono ai vini spiccate note minerali. Ho in mente Ischia ed i Campi Flegrei, ma mi imbatto prima in una ricca rappresentanza dell\u2019Irpinia, che tra l\u2019altro sta organizzando un buffet flash, di cui approfitto assaggiando alcuni ottimi formaggi stagionati. Mentre vagabondo tra gli stand, un signore mi invita ad assaggiare i sui vini. Si tratta dell\u2019azienda agricola <strong>I Capitani<\/strong> di Avellino. Voglio rimanere sempre sui bianchi, e la loro proposta \u00e8 fatta dei vitigni classici e pi\u00f9 famosi della Campania: falanghina, fiano, greco di tufo, che per\u00f2 su questo terreno cos\u00ec particolare assumono un carattere tutto loro. Li degusto nell\u2019ordine; <strong><em>Clarum<\/em><\/strong>, una Falanghina del 2017 che mi colpisce per l\u2019aroma floreale intenso, con spiccate note di gelsomino e altri fiori bianchi. Il <strong><em>Gaudium<\/em><\/strong>, Fiano di Avellino, sempre della stessa annata, ha aromi ancora pi\u00f9 strutturati ed avvolgenti. In comune hanno il colore, un giallo paglierino con riflessi verdolini estremamente tenue ed elegante. Segue il <strong><em>Serum<\/em><\/strong>, Greco di Tufo, molto particolare, ed infine il <strong><em>Faius<\/em><\/strong>, un assemblaggio dei tre vitigni: Greco, Fiano e Falanghina (il fiano fa un breve passaggio in legno). Assaggio l\u2019annata 2016, prodotta in circa 10,000 bottiglie. E\u2019 un ottimo vino. La caratteristica di tutti questi bianchi \u00e8 un ottima resa aromatica accompagnata ad una buona intensit\u00e0 e persistenza gusto-olfattiva che fa s\u00ec che il vino non \u201cscompaia\u201d all\u2019assaggio ma anzi possa ben accompagnare un ampio ventaglio di portate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ringrazio il cortese e preparato rappresentante dell\u2019azienda e mi fermo ad uno stand dove campeggia una gigantografia ischitana. Chiaramente non conosco i produttori \u2013 \u00e8 un viaggio di scoperta \u2013 ma so dell\u2019esistenza della Biancolella, vitigno autoctono dell\u2019isola, e chiedo informazioni. La signora al banco (azienda <strong>Cenatiempo<\/strong>), dagli ipnotizzanti occhi azzurri incorniciati da lunghi capelli corvini, \u00e8 molto gentile e mi guida nell\u2019assaggio dei loro prodotti. Comincio dal loro <strong><em>Biancolella<\/em><\/strong>; \u00e8 un vino dal colore tenue, profumi delicati e, all\u2019assaggio, di acidit\u00e0 importante. Il <strong><em>Kalimera<\/em><\/strong> \u00e8 un <em>cru<\/em> ottenuto da una vecchia vigna di propriet\u00e0, di pi\u00f9 di 40 anni, sempre a base Biancolella, fresco, sapido ma pi\u00f9 rotondo e morbido del precedente. Segue il <strong><em>Forastera<\/em><\/strong>, coraggiosa vinificazione monovarietale dell\u2019omonimo vitigno autoctono ischitano, spalla storica della Biancolella, poco gradito ai contadini per la sua coltivazione pi\u00f9 difficoltosa rispetto al precedente. Mi \u00e8 parso un bianco rotondo, molto meno fresco del precedente e leggermente profumato. Provo infine il loro <strong><em>Rosato<\/em><\/strong>, Per e Palummo, guarnaccia, aglianico vinificate in bianco.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Noto poi, proprio di fronte al loro stand, quello dell\u2019azienda <strong>Salvatore<\/strong> <strong>Martusciello<\/strong>, di cui avevo sentito parlare al corso di sommelier. Infatti mi ero appuntato il loro Sette Vulcani come vino da provare. Qui siamo nel bel mezzo del supervulcano dei Campi Flegrei, a Pozzuoli, un\u2019enorme caldera a livello del mare. I particolari terreni non solo dovrebbero donare spiccata mineralit\u00e0 al vino, ma permettono di coltivare le viti a <em>piede franco<\/em>, cio\u00e8 senza bisogno di innesto su vite americana, causa la loro inospitalit\u00e0 per la\u00a0 fillossera. L\u2019offerta dell\u2019azienda comprende interamente vini biologici. Assaggio quindi il <strong><em>Sette Vulcani Falanghina<\/em><\/strong>, che mi colpisce principalmente per intensit\u00e0 e bouquet di profumi ed il <strong><em>Sette Vulcani Piedirosso<\/em><\/strong>, vitigno autoctono che d\u00e0 un vino tannico ma pi\u00f9 morbido dell\u2019Aglianico. Infine mi riservo un momento per il loro Asprinio di Aversa, il <strong><em>Trenta Pioli<\/em><\/strong>. Anche qui parliamo di vitigni a piede franco, coltivati nella caratteristica forma dell\u2019<em>alberata<\/em>, cio\u00e8 facendo arrampicare le viti liberamente su alberi di pioppo; questa tecnica di coltivazione della vite, tra l\u2019altro antichissima, fa s\u00ec che per la raccolta servano scale lunghissime, di 15 o anche 20 metri, da qui il 30 pioli del nome del vino. Si tratta di un metodo Martinotti, brut, profumato, fresco ma sicuramente non acidulo come l\u2019Asprinio fermo, sensazione forse anche cagionata da una certa morbidezza che per uno spumante non \u00e8 una caratteristica comune. Mi delude un po\u2019 all\u2019assaggio, mi sarei aspettato una maggiore intensit\u00e0, ma bisogna ricordare che si tratta pur sempre di un Martinotti; mi vien detto che \u00e8 in preparazione sulla stessa base anche un Metodo Classico, che penso sapr\u00e0 sfruttare al meglio le interessantissime qualit\u00e0 di questo vitigno autoctono per la spumantizzazione (ripenso al Kius di prima, che ho trovato davvero eccezionale). Ringrazio e scrocco dei grissini fatti con la pasta dei taralli napoletani. Ormai ho assaggiato un bel po\u2019 e se voglio vedere qualcos\u2019altro, \u00e8 meglio a malincuore abbandonare la Campania, prendersi una pausa, e poi decidere come impiegare al meglio le forze rimaste. Prendo un panino al bar e lo mangio sulle panche di legno all\u2019aperto, godendomi il bel sole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"700\" height=\"467\" src=\"http:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/alberata-700x467.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-307\" srcset=\"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/alberata-700x467.jpg 700w, https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/alberata-700x467-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px\" \/><figcaption>Alberata aversana<\/figcaption><\/figure>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo articolo voglio raccontare la mia prima (e, credo, ultima) esperienza al Vinitaly, edizione 2018. Questa fiera \u00e8 di gran lunga la pi\u00f9 importante e la pi\u00f9 grande d\u2019Italia che abbia come argomento il vino. Le mie aspettative, facendo il paragone con la presentazione della guida Vitae 2017 a cui avevo partecipato l\u2019anno passato, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":303,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[11],"tags":[],"class_list":["post-427","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-vino"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/427","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=427"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/427\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":428,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/427\/revisions\/428"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media\/303"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=427"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=427"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.borgomasino.net\/blog\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=427"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}